
Mi sono avvicinata al mondo del volontariato con due viaggi fuori dall’Italia, in Tanzania e RD Congo, spinta dalla volontà di aiutare ma anche di conoscere nuove realtà e culture. Una volta tornata, la ricchezza delle esperienze vissute e l’energia positiva di quei viaggi erano sempre accompagnate da un senso di malessere, per il fatto di non poter fare di più. Però qualcosa di più potevo farlo, anche qui a Bergamo potevo aiutare qualcuno. Per passaparola sono venuta a conoscenza del servizio di Brothers All, che si occupa di grave marginalità, una tematica che non mi era nuova, ma che effettivamente non mi ero mai soffermata ad osservare nella mia città. Ho voluto provare, nonostante inizialmente mi sentissi poco adeguata, facevo fatica a capire come pormi e in generale non sono solita parlare tanto. Poi, incontrando le persone, ho capito non c’era un copione da seguire, loro mi hanno vista e mi hanno coinvolta e io ho capito che bastava vederli, farli sentire ascoltati, anche senza parlare, bastava una tazza di the per intrecciare la mia storia con la loro. Mi sono resa conto di quanto sia privilegiata e di quanto possa essere facile finire in strada per motivi che spesso non possiamo controllare. Ho iniziato a cambiare punto di vista su molti aspetti della mia vita e a non giudicare nessuno senza prima conoscerlo. Ora il turno in stazione, oltre che essere volontariato, è diventato un momento in cui ritrovare alcuni amici e incontrarne di nuovi, imparando una lezione di vita da ogni loro parola.
